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Brevi
note
Pediculosi
In
Italia è stato osservato un incremento del numero di casi di
pediculosi (Pedicuculus capitis), che
colpisce innanzitutto i bambini, con focolai epidemici
nelle comunità scolastiche. Il numero di casi
riportati, che sottostima di molto il numero reale, è
passato da 3 449 nel 1990 a 4 907 (in 1 009 focolai) nel 1999.
La
pediculosi è causata da un piccolissimo parassita, lungo 2-3
mm, che vive esclusivamente sulla testa dell’uomo e si nutre
del suo sangue. La femmina deposita ogni giorno 8-10 uova
(lendini), che si fissano saldamente ai capelli per mezzo di una
sostanza collosa. Da queste, nel giro di circa 20 giorni,
nasceranno i parassiti adulti. Al di fuori del proprio ambiente,
cioè la testa dell’uomo, il pidocchio sopravvive solo 1 o 2
giorni.
La
pediculosi non è segno di cattiva igiene e colpisce persone di
qualsiasi strato sociale.
Il
contagio avviene attraverso il contatto da persona a persona o,
più difficilmente, attraverso veicoli di vario genere, come
pettini, spazzole, cappelli, biancheria del letto.
È
questo il motivo per cui la diffusione all’interno del nucleo
familiare e delle comunità scolastiche avviene con molta
frequenza.
Sebbene
non abbia serie conseguenze per la salute, la parassitosi genera
spesso preoccupazione tra i genitori e può provocare
comportamenti di esclusione potenzialmente dannosi. La
prevenzione e il controllo della pediculosi richiedono il
coinvolgimento e la cooperazione del servizio sanitario
pubblico, della scuola e delle famiglie.
Gli
operatori sanitari possono avere un ruolo attivo
nell’addestrare insegnanti e altri operatori scolastici a
individuare il problema, fornire poster e altro materiale
informativo che possa aiutare le famiglie a riconoscere e
trattare in modo adeguato la pediculosi.
Infatti, una delle più frequenti cause di insuccesso
nell’affrontare questo problema è costituito delle incapacità
delle famiglie di riconoscere le lendini.
Inoltre,
i servizi sanitari possono intervenire direttamente nel caso di
focolai scolastici estesi e quando diventa indispensabile
contenere l’ansia dei genitori. In queste situazioni, il
pediatra della comunità o altri operatori sanitari possono
cooperare con le autorità scolastiche per effettuare una rapida
valutazione dell’estensione del problema, raccomandare il
trattamento, assicurare la certificazione prima della
riammissione a scuola ed effettuare la sorveglianza dopo 10-15
giorni per verificare che il problema sia stato risolto.
Nella
maggior parte dei casi, comunque, l’intervento degli operatori
sanitari non è necessario. Le scuole che hanno ricevuto
informazioni adeguate su come riconoscere e affrontare la
pediculosi, possono gestire autonomamente il problema. Più
specificamente, quando in una classe uno o più bambini sono
riconosciuti affetti dalla parassitosi, le autorità scolastiche
possono direttamente segnalarlo ai genitori richiedendo che
venga effettuato il trattamento adeguato.
Infine,
la famiglia gioca probabilmente il ruolo principale nel
controllo della pediculosi nelle scuole, se è vigile e in grado
di rilevare la presenza di parassiti o uova tra i capelli,
praticando se necessario il trattamento dell’infestazione. Per
i genitori, un modo semplice per assicurare l’ispezione
continua è quello di lavare i capelli ai bambini circa due
volte la settimana, con uno shampoo normale e di controllare
ogni volta l’eventuale presenza di lendini alla base dei
capelli.
Quando
un bambino ha l’infestazione, bisogna avviare il trattamento,
controllare gli altri membri della famiglia e, se necessario,
trattarli.
I
prodotti più efficaci sono shampoo, lozioni e gel a base di
piretrina, piperonibutisside, piretroidi, permetrina, o altri
antiparassitari che si trovano normalmente in farmacia.
Talvolta, si ottiene una maggiore efficacia ripetendo
l’applicazione dopo 7-10 giorni se ci sono ancora lendini
adese ai capelli e prossime al cuoio capelluto.
Pettini
e spazzole dovrebbero essere lavati con acqua calda, aggiungendo
eventualmente shampoo antiparassitario, e lasciati a bagno in
una bacinella. Per sicurezza, lenzuola, federe, asciugamani o
quant’altro possa essere venuto a contatto con i parassiti o
con le loro uova, dovrebbero essere passati in lavatrice,
utilizzando il ciclo a 60°C.
Nell’ambiente
domestico o scolastico bisogna effettuare le normali pulizie
quotidiane. Non è necessario, anzi può essere nocivo, usare
insetticidi negli ambienti per eliminare i pidocchi.
Al
contrario, il taglio dei capelli e gli shampoo antiparassitari
non servono a impedire il contagio e non vanno usati a
scopo preventivo.
Per
ulteriori informazioni:
1.
American Academy of Pediatrics: Red Book (Report of the
Committee on Infectious Diseases). 25° ed. Elk Grove
Village; 2000.
2.
Benenson AS. Manuale per il controllo delle malattie
trasmissibili. DEA ed; 1997.
3.
Mazurek CM, Lee NP. West J Med 2000; 172:342-5.
4. Bartolozzi
G. I pidocchi del capo.
www.medicobambino.com/
A
cura del Comitato editoriale BEN con la collaborazione di Marta
Ciofi degli Atti, Maria Cristina Rota, Alberto Tozzi
(Laboratorio di Epidemiologia e Biostatistica) e Luisella
Grandori (AUSL di Modena)
Maggio
2001
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